Coronavirus SARS-CoV-2: come la nutrizione può esserci d'aiuto

Aggiornato il: apr 20




Premessa


Parlando di nutrizione, ci tengo a precisare che non esistono alimenti miracolosi in grado di contrastare un determinato agente patogeno, che sia un virus, un batterio o un fungo. State lontani da chi vi propone alimenti magici in grado di contrastarli con estrema certezza, con scopo prettamente commerciale. E’ tuttavia possibile potenziare il nostro sistema immunitario attingendo a fonti alimentari contenenti i giusti micronutrienti come vitamine, sali minerali e acidi grassi della serie omega-3. In questo modo il risultato sarà un rafforzamento del sistema immunitario, che gli consentirà di opporsi in modo più efficace ad una determinata specie patogena quale il coronavirus SARS-CoV-2, che in questo periodo sta mettendo in ginocchio l’intero paese. Di seguito saranno elencati i nutrienti più importanti per il rafforzamento del sistema immunitario, facendo riferimento anche a studi specifici su vari ceppi di coronavirus.



I coronavirus ed il nuovo SARS-CoV-2


I coronavirus sono una grande famiglia di virus che causano diverse infezioni, che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS).

Con SARS-CoV-2 si indica un nuovo ceppo virale scoperto nel 2019. Si tratta di un virus a RNA positivo, rivestito da un gruppo di proteine formanti il capside, che gli conferiscono un aspetto a corona. Una volta raggiunte le cellule bersaglio (gola, tratto respiratorio, ma anche altri organi), il virus si replica all’interno di esse, provocandone la lisi, ovvero la distruzione in seguito alla liberazione delle particelle virali. Si assiste così alla morte delle cellule infettate. Le complicazioni dovute all’infezione da SARS-CoV-2 sono la sindrome respiratoria acuta (SARS), l’insufficienza d’organo e, nei casi ancora più gravi, la morte. La patologia che ne deriva è stata denominata COVID-19 (COronaVIrus Disease-19).



Come rafforzare il sistema immunitario con la nutrizione


Vitamina A


Le forme attive di tale micronutriente sono il retinolo, il retinale (retinaldeide) e l’acido retinoico. Una risposta immunitaria efficace dipende dall’adeguata supplementazione di tale vitamina, essendo implicata nel mantenimento dell’integrità cutanea e nella maturazione di macrofagi, granulociti e cellule Natural Killer [1]. La vitamina A è in grado di stimolare la fagocitosi, la produzione di citochine e l’attività delle cellule NK. La deficienza di tale vitamina provoca diarrea e morbillo [2].

L’assunzione di una dose giornaliera adeguata di vitamina A limita l’infettività e la letalità di diverse malattie infettive quali diarrea, morbillo, HIV e malaria. Tale composto sembra essere promettente nel contrastare l’infezione del nuovo coronavirus e prevenire l’infezione polmonare.

Alimenti ricchi di vitamina A sono il fegato e le altre frattaglie, la carne, il pesce, le uova, il latte, l’olio di pesce e, considerando i carotenoidi come loro precursori, la carota, il pomodoro, la zucca, la papaya e, in generale, frutta e verdura dal colore arancione-rosso.



Vitamine del gruppo B


Ogni vitamina del gruppo B svolge un funzione differente. Tra queste, la vitamina B2 partecipa alle attività metaboliche di tutte le cellule. Keil e colleghi hanno dimostrato che la vitamina B2, assieme alla radiazione UV, riduce la presenza di MERS-CoV nel plasma umano. Essa inibisce anche l’infiltrazione dei neutrofili nei polmoni, attenuando l’infiammazione polmonare [3].

Le vitamine B6 (piridossina), B9 (acido folico) e B12 (cobalamina) partecipano alla risposta immunitaria favorendo la maturazione dei linfociti B e T e promuovendo la sintesi di acidi nucleici e proteine [4]. Una deplezione delle vitamine del gruppo B diminuisce pertanto la risposta immunitaria, motivo per cui dovrebbero essere integrate in pazienti affetti da COVID-19 e come azione preventiva.

Le vitamine del gruppo B si trovano in moltissimi alimenti. Particolare attenzione va riservata alla B12, che può risultare carente nei vegani.



Vitamina C


La vitamina C (acido ascorbico) agisce come antiossidante solubile, in grado di contrapporsi all’elevata produzione di radicali liberi indotta dai neutrofili e dai monociti per neutralizzare i patogeni [5]. Essa partecipa inoltre alla maturazione dei linfociti T-helper 1 (Th1), i quali servono per lo sviluppo dei linfociti T. Alcuni studi hanno dimostrato che vi è una correlazione indiretta tra assunzione di vitamina C ed incidenza di polmonite, motivo per cui l’adeguata assunzione di essa potrebbe aiutare nella prevenzione dell’infezione da COVID-19. Sfortunatamente, l’assunzione di vitamina C in alte dosi non riduce i sintomi di un’infezione, ma il suo regolare utilizzo (fino ad 1 g al giorno), può ridurre modestamente i sintomi [6].

Le fonti più ricche di vitamina C sono il peperone, l’uva, la rucola, il kiwi, le arance, il limone, l’asparago, il broccolo.



Vitamina D


Questa molecola è un vero e proprio ormone, la cui produzione avviene grazie all’azione dei raggi UV, che a livello cutaneo trasformano un derivato del colesterolo (7-deidrocolesterolo). Oltre a preservare l’integrità ossea, la vitamina D favorisce la maturazione di molte cellule del corpo umano, tra cui quelle facenti parti del sistema immunitario (macrofagi, linfociti T, linfociti B, granulociti, NK e dendritiche). La mancanza di esposizione alla luce solare, in particolar modo durante il periodo invernale, causa la limitata produzione, e quindi la carenza di vitamina D3, soprattutto nella popolazione anziana. L’integrazione di tale vitamina potrebbe essere quindi efficace, soprattutto durante il periodo invernale, per contrastare il COVID-19 [7].

Alcuni alimenti contenenti buone quantità di vitamina D sono il fegato, i pesci grassi, il tuorlo d’uovo, il latte.



Vitamina E


Si tratta di un antiossidante liposolubile che agisce a livello delle membrane cellulari, neutralizzando i radicali liberi. La carenza di vitamina E e D nei vitelli aumenta la probabilità di infezione da Coronavirus bovino. Questa vitamina è in grado di rafforzare l’interazione tra antigene e il recettore presente sulla superficie dei linfociti T (TCR), aumentando la risposta immunitaria [8].

Tale vitamina si ritrova nelle frutta secca a guscio come mandorle, nocciole, noci, anacardi, nei cereali integrali e negli oli vegetali.



Selenio


E’ un micronutriente in grado di prevenire la formazione di radicali liberi, fungendo appunto da antiossidante e da cofattore sia della glutatione perossidasi sia della tioredossina reduttasi. La mancanza di selenio nell’organismo ospite, e quindi la mancata attenuazione del potere ossidante, potrebbe aumentare la velocità di mutazione del virus infettante, rendendolo più virulento [9]. Breck e colleghi, ad esempio, hanno dimostrato che la deficienza di selenio non solo è stata in grado di mutare il virus dell’influenza, ma anche di modificare il genoma di coxsackievirus, trasformando un virus avirulento in uno virulento [10].

La fonti migliori di selenio sono le noci brasiliane, ma questo elemento è contenuto anche nei cereali integrali, nei semi di senape e nelle frattaglie.



Ferro


La carenza di ferro è stata correlata all’aumento del rischio di sviluppare infezioni ricorrenti del tratto respiratorio. Tuttavia è bene non esagerare con tale micronutriente, poiché un sovradosaggio può causare stress ossidativo e mutare il genoma del virus, aumentandone la pericolosità [11, 12].

Tra le fonti alimentari di ferro ritroviamo le frattaglie, la carne, il pesce, i legumi, i cereali integrali, la frutta secca, gli spinaci e le verdure a foglia verde.



Zinco


Anche lo zinco è in grado di agire come antiossidante ed è cofattore di alcuni enzimi che decompongono i radicali liberi, come la superossido dismutasi. Dal momento che questo micronutriente promuove lo sviluppo sia delle cellule partecipanti alla risposta immunitaria innata sia di quelle coinvolte nella risposta adattativa, una sua carenza è associata ad atrofia del timo, alla disfunzione dei linfociti B e T, e ad una ridotta produzione di anticorpi [13, 14]. La supplementazione di zinco è in grado di diminuire la morbosità e mortalità per infezioni del tratto respiratorio inferiore in alcuni bambini carenti di tale elemento. La combinazione zinco piritione, elemento utilizzato come antimicotico ed antibatterico, è stata in grado di inibire la replicazione di SARS-Cov-2 [15].

Gli alimenti più ricchi di zinco sono i frutti di mare, soprattutto le ostriche, le frattaglie, la carne, il pesce, i cereali integrali, i legumi.



Rame


Molti studi hanno dimostrato che la deficienza sistemica di rame è frequentemente associata all’aumento del rischio di infezione [16]. Sintomi comuni di deficienza di rame sono la neutropenia e la compromissione di alcune attività di macrofagi e linfociti.

Tra gli alimenti contenenti buoni quantitativi di rame ritroviamo la carne, le ostriche, il pesce, le noci, i semi, i legumi, la frutta secca, le patate, il grano, il cacao.



Acidi grassi polinsaturi (PUFA) della serie omega-3


Questi acidi grassi, che dovrebbero essere sempre presenti in un’alimentazione sana ed equilibrata, hanno un potere antinfiammatorio. Questo è valido soprattutto per i prodotti dell’ALA (acido a-linolenico), ovvero EPA e DHA. Considerando che il rapporto omega-6:omega-3 dovrebbe mantenersi al valore di 4:1, e che la dieta occidentale lo fa salire molto spesso a 10-15:1, l’assunzione di EPA e DHA dovrebbe essere garantita attraverso i prodotti ittici. In questo caso il pesce azzurro (sgombro, sardine), il salmone selvatico e le alghe sono sufficienti a garantirne un buon apporto. Nel caso non si consumi pesce, questi acidi grassi possono essere integrati attraverso degli appositi supplementi (contenenti anche vitamina E, che ne garantiscono la conservazione). Anche i semi di lino, di chia e le noci sono ottime fonti di ALA. Tuttavia la conversione di esso in EPA e DHA una volta ingerito non è molto efficace, motivo per cui EPA e DHA dovrebbero essere assunti direttamente.

Gli omega-3 sono i precursori di resolvine e protectine [17]. La protectina D1 è attiva nell’attenuare la replicazione del virus dell’influenza, e potrebbe possedere un effetto attenuativo nei confronti di SARS-CoV-2.

46 visualizzazioni

© 2019-2020 Dott. Andrea Fagagnini Biologo nutrizionista - VR - Numero di iscrizione ONB AA_082556 - P.IVA 04633150232