Proteine e danno renale: le evidenze scientifiche

Aggiornato il: mar 15



Le diete iperproteiche


Con lo sviluppo dell’industria ed il miglioramento del benessere della società occidentale, negli ultimi decenni si è assistito ad uno spropositato aumento del consumo di proteine di origine animale, che assieme ad altri fattori come la raffinazione dei carboidrati e l’aumento del consumo di grassi saturi (anche questi soprattutto di origine animale) hanno contribuito a modificare la vera ed originale dieta mediterranea. Questo stile di vita (la dieta mediterranea non deve essere intesa come mera alimentazione) venne descritto ed etichettato dallo scienziato americano Ancel Keys, che negli anni ’50 giunse a Napoli su invito del professor Gino Bergami per indagare sui motivi per cui le patologie cardiovascolari fossero rare nel nostro paese, mentre iniziavano a diventare epidemiche nel continente americano. Nella sua descrizione egli affermò che carne, uova, pesce e formaggio erano cibi di lusso, e la popolazione si nutriva principalmente con farina integrale, ortaggi, frutta, legumi, insomma seguendo un regime praticamente vegetariano, dove i prodotti di origine animale venivano consumati in modo saltuario [1].

L’aumento del consumo medio di proteine da parte della popolazione occidentale, dovuto sia al miglioramento della qualità della vita, sia all’invenzione di regimi alimentari “high-protein” per la cura dell’obesità (tra cui alcune diete alla moda come Atkins e Dukan), ha portato alla pianificazione di una serie di studi volti a comprendere la potenziale correlazione tra aumento del consumo di proteine e sviluppo di varie patologie (cancro, patologie epatiche, patologie renali, etc.).


In quest’articolo sono riportate le ultime evidenze scientifiche riguardanti la correlazione tra amento dell'intake proteico e danno renale.



Quante proteine bisognerebbe assumere? Alcune linee guida


Sebbene la letteratura scientifica abbia dimostrato come l’eccesso di proteine peggiori la prognosi di alcune patologie renali (come la malattia renale cronica, CKD), non vi è alcuna evidenza che le proteine causino danni renali su soggetti sani. Se i livelli di riferimento per la popolazione generale (LARN) indicano di assumere in media 0,9 g/kg peso corporeo, non è stato ancora definito un limite massimo di consumo proteico oltre il quale si riscontri un aumento del rischio di sviluppare effetti avversi.

La World Health Organization (WHO) indica che si dovrebbero assumere 0.83 g di proteine di alta qualità per kg di peso corporeo, definendo l’alta qualità come il valore di digeribilità delle proteine corretto dall’aminoacido limitante (PDCAAS) pari a 1.0 (in pratica: albume, siero di latte, caseine, soia) [2]. In determinate condizioni fisiologiche i fabbisogni proteici possono però variare. L’anziano, per esempio, ha bisogno di 1.1-1.3 grammi di proteine al giorno [3], mentre gli atleti possono arrivare anche a 1.7 g/kg, a causa dell’elevato turnover proteico (mobilitazione delle proteine all’interno dell’organismo) [4].



Aumento del GFR e danno renale


Si stima che in media un individuo possieda 600.000-1.000.000 di nefroni, che sono le singole unità funzionali del rene. Nel periodo che intercorre tra l’adolescenza e la vecchiaia ne perdiamo quasi la metà [5]. Questo causa la diminuzione della velocità di filtrazione glomerulare (VGF o GFR), parametro tramite il quale si valuta la funzionalità renale. Nelle analisi cliniche è possibile stimare questo parametro (eGFR, velocità di filtrazione glomerulare stimata) misurando la concentrazione di creatinina sierica, un metabolita derivante dalla creatina muscolare, che viene filtrato ed escreto a livello renale [6]. A tal proposito le formule più utilizzate sono quella dello studio MDRD (Modification of diet in renal disease) e la CKD-EPI (Chronic Kidney Disease Epidemiology Collaboration). La formula di Cockroft-Gault, invece, non è più consigliata. Per rendere più precisa la MDRD vennero successivamente presi in considerazione anche i valori sierici di cistatina C [7]. 


Alcuni studi hanno dimostrato come l’aumento dell'assunzione proteica (>1.5 g/kg) o aminoacidica attraverso la dieta provochi l'aumento della velocità di filtrazione glomerulare. Ci sono ipotesi che imputano l’aumento della GFR all’inizio del danno renale, che si manifesterebbe in seguito allo sviluppo di ipertensione glomerulare. Altri scienziati considerano invece l’aumento della GFR un adattamento fisiologico derivante dall’aumento dell’introito proteico [8, 9, 10]. Ci sono dunque pareri discordanti sulla correlazione tra aumento della GFR causato da una dieta iperproteica e danno renale [11, 12, 13].

Inoltre, in favore delle diete iperproteiche, altri studi hanno evidenziato come queste (intese come consumo di proteine pari a più di 2 g/kg) possano favorire la diminuzione ponderale ed il mantenimento del peso raggiunto [14, 15], migliorando anche i parametri ematici in soggetti diabetici o insulino resistenti [16 , 17].



Diete iperproteiche in pazienti affetti da malattia renale cronica


La malattia renale cronica (MRC) comprende una serie di patologie che alterano la struttura e la funzione renale. Solitamente le anomalie strutturali precedono quelle funzionali.

La gravità della malattia renale cronica viene classificata in 5 stadi sulla base dei valori di GFR, oppure in 3 stadi sulla base di quelli di albuminuria. Più basso è il livello di GFR e più alto quello di albuminuria, più è alto il rischio di giungere agli stadi finali della patologia o di sviluppare patologie cardiovascolari. Lo stadio finale è quello più serio, in cui si ricorre alla dialisi o il trapianto d’organo. La malattia renale cronica è correlata alla patologia cardiovascolare, ed alcuni pazienti decedono proprio a causa di complicazioni cardiache.

La patologia colpisce circa il 12% della popolazione, che si colloca soprattutto negli stadi 1,2,3, ed è associata a fumo, inattività fisica, obesità, diabete, ipertensione, pielonefrite, farmaci. Il risultato è la compromissione della filtrazione glomerulare. I pazienti che si ritrovano nel quarto stadio passano frequentemente al quinto, con la conseguente necessità di ricorrere alla terapia renale sostitutiva.

Il trattamento della patologia ha lo scopo di evitare o ritardare il decorso verso lo stadio di insufficienza renale terminale, minimizzando anche il rischio cardiovascolare. Poiché esistono evidenze scientifiche secondo le quali le diete iperproteiche velocizzano il peggioramento della funzionalità renale, l’apporto proteico deve essere ridotto in pazienti affetti da questa patologia [18, 19].



Diete iperproteiche in pazienti sani


Al momento non esistono evidenze scientifiche che le diete iperproteiche possano causare danni a livello renale in pazienti sani. Gli studi randomizzati aventi una durata maggiore di sei mesi sono pochi, e non è dunque possibile avere una valida indicazione per il lungo periodo. Gli studi di associazione che correlano le diete iperproteiche al danno renale sono invece molti, ma essi indagano appunto su un'associazione, che non è necessariamente una casualità. Inoltre, gli studi in questo campo sono spesso contrastanti, e portano a conclusioni differenti e fuorvianti, poiché le persone che consumano più proteine sono spesso anche quelle che prestano meno attenzione alla propria salute, fumano, assumono alcolici frequentemente, e sono fisicamente inattivi [20]. Alcune meta-analisi sono giunte infatti alla conclusione che fattori legati allo stile di vita come l’obesità, il sovrappeso e la sindrome metabolica aumentano del 40-83% il rischio di sviluppare danni a livello renale [21, 22].



Conclusioni


Concludendo, se il nostro scopo è quello di condurre una vita sana ed un’alimentazione equilibrata, la miglior cosa da fare in questo momento è quella di attenersi alle linee guida indicate nei LARN (0.8-1 g/kg), ed eventualmente alzare la quota proteica fino a massimo 1.7 g/kg corporeo negli atleti. In caso di patologie renali, invece, le quote vanno diminuite secondo protocolli stabiliti. Poiché la malattia renale cronica procede asintomaticamente, è utile monitorare il funzionamento renale in caso di adottamento di un piano alimentare iperproteico, soprattutto in caso di obesità e diabete.

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